Jackob Lucius Cartwright “Passage”

Jackob Lucius Cartwright “Passage”

 

a cura di Lorenzo Belli e testo critico di Morten Søndergaard

 

Sabato 10 settembre alle ore 19, Paola Raffo Arte Contemporanea inaugura la mostra personale

“Passage” opere di Jackob Lucius Cartwright, una mostra di suoni, risonanze e forme a cura di Lorenzo Belli e con testo critico di Morten Søndergaard.

L’artista australiano, che da anni vive e  lavora a Pietrasanta, è una delle figure più promettenti e visionarie della sua generazione che non si conforma ai dettami spettacolari della società di massa ma, attraverso frammenti autobiografici e tematiche ritenute essenziali, costruisce il proprio mondo artistico incoraggiando qualsiasi osservatore nella ricerca della propria intima realtà.
 

 

 

Testo di Lorenzo Belli

“L’artista è quell’uomo che in qualunque campo scientifico o umanistico afferma le implicazioni delle proprie azioni e della scienza del suo tempo. E’ l’uomo della consapevolezza integrale.” da Marshall McLuhan, Gli strumenti della comunicazione, 1967.

 

Jacob Lucius Cartwright è un artista a tutto tondo che ha spaziato dalla musica alla scultura che segna l’ambiente interiore, occupandosi di dinamiche introspettive e di relazioni umane.
La sua produzione esprime la proiezione di un universo umano ideale, frutto di un amore tra l’uomo e la natura , concretizzato con materiali naturali come il ferro, il legno e la pietra, delineato da forme sinuose che ricordano le onde sonore.
Il suo mondo ideale è il ritorno alla natura, alle forme arcaiche e ad un nuovo contatto umano capace di trascendere il sesso e la fisicità per creare nuove connessioni umane; alla sua scultura applica le leggi della musica, dell’incipit musicale che, come fosse un fuoco creativo , guidano la mano dell’artista nella composizione dell’opera.
Le sue sculture sono narrazioni poetiche che partono dai materiali senza tempo , a volte trovati per strada, che vengono usati come strumento rappresentativo della realtà umana, di un nuovo e fecondo corso della connessione tra uomo e uomo e tra l’umano e il divino.
Queste connessioni creano zone di frontiera, in cui si aprono sentieri in attesa di essere percorsi, possibilità di trovare nuove risonanze negli spettri percettivi che, ricercando una nuova topografia interiore, ci permettono di scandagliare il nostro io interiore, il nostro spazio sacro.

Nei suoi precedenti lavori Cartwright ha interpretato il tema del monolite, elemento arcaico che lega terra e cielo, immagine riconducibile a figure simboliche profonde come l’albero e l’asse terrestre.
Con la nuova produzione continua lo studio sulle forme arcaiche, primarie ancorché primitive, arrivando a strutture trittiche che fanno il loro il concetto di “porta” come luogo di azione, di attraversamento e di interazione con l’opera.
Il seme/stele, il portale, la campana riproducono forme archetipali, nel radicamento al suolo e nello slancio verso l’infinito, come oggetti-simbolo di un luogo senza tempo trasferiti in questa attuale civiltà del consumo.
La porta con le sue allusioni al passare, all’entrare in altre dimensioni, ma anche ad un sistema costruttivo primordiale composto da stipite ed architrave, è come un Menhir costruito da segmenti orizzontali e verticali che si uniscono quasi come risultanti di manifestazioni psicologiche che si convergono.
Elemento centrale, oltre la superfice vissuta del materiale impiegato, è anche l’aspetto dell’energia trasmessa dall’opera intesa come propagazione ed estensione nello spazio dell’opera- come nella campana di marmo.

Jacob Lucius Cartwright non si conforma ai dettami spettacolari della società di massa ma, attraverso frammenti autobiografici e tematiche ritenute essenziali, costruisce il proprio mondo artistico incoraggiando qualsiasi osservatore nella ricerca della propria intima realtà.
Ma le sue opere riprendono anche le forme della tradizione, come quelle dei sacri Menhir o delle statue steli e si sviluppano secondo due dimensioni, quella verticale o quella orizzontale, a simboleggiare il legame tra cielo e terra, la transitorietà dell’uomo e a preannunciare una nuova era.
L’obiettivo di Cartwright è quello di una relazione tra struttura ed ambiente circostante (umano e non), che potenzi, attivandoli, entrambi.